Vietnam di mare, sul perché evitare Nha Trang

La quotidianità eccezionale di chi abita in una meta di vacanza
(e la routine delle vacanze al resort)

Mentre la navetta gratuita del resort in cui trascorriamo tre giorni di relax ci accompagna nel centro città per una serata di movida sul mare, non posso fare a meno di spiare oltre le porte aperte delle case che costeggiano la strada principale di questo Vietnam versione vacanze.

Dal buio dell’autobus privo di luci, osservo la vita trascorrere normale, nella quotidianità per me eccezionale di Nha Trang.

Famiglie che cenano a terra, tra le mura spoglie e crepate di abitazioni fin troppo vuote, o tra gli spazi angusti e gremiti di locali che, fino a qualche ora prima, erano negozi di chissache. Siedono davanti a una tazza di zuppa. La tv sempre accesa illumina il pavimento dalle bianche piastrelle e le pareti d’intonaco grigio della luce fredda e distante degli apparecchi attivi di notte.

È difficile non curiosare nella routine di chi vive nella tua meta di ferie, quando hai sete di scoperta e ogni dettaglio è prezioso, per comporre i ricordi e i pensieri.

Mi chiedo se siano felici, mentre penso che, tra qualche ora, saremo di nuovo in camera, su letti soffici e sistemati a puntino, a rilassare la stanchezza di giornate dal clima caldo e umido senza paragoni.

Nha Trang, Diamond Bay resort. Un resort pluristellato popolato (poco) da russi (tanti).

Cinquanta persone al massimo animano gli spazi smisurati di questo universo extra lusso, in un insolito mese di settembre. Tutt’altro che male: disporre di un resort di questa portata senza problemi di sovraffollamento è un piacere elitario, per una destinazione del Vietnam popolare come Nha Trang.

Oltre le finestre della suite con frutta esotica, il palmeto tinge di verde acido le enormi finestre, e la mente, leggera, si perde tra le foglie giganti e le altalene sospese, i rettili dai colori cangianti e i tronchi sinuosi.

Adoro queste palme dal fusto magro e stondato. Natura mai vista che mi ha incantata e accolta oltre le vetrate, al piccolo aeroporto di Saigon, una volta sbarcati in Vietnam.

I lettini della spiaggia chiara, deserta e impalpabile, concentrano in pochi centimetri quadri l’idea di relax. La musica lounge si fa più lontana, mentre gli occhi si chiudono e un sonno profondo ti dondola ben oltre la porta dei sogni.

L’orizzonte è indefinito e le onde già argentee di un mare offuscato, quando torniamo a passeggiare sulla spiaggia desolata che esaurisce i colori. Sul bagnasciuga, gallerie di serpenti: tracce di natura che si mostrano oltre gli ombrelloni di paglia.

Un tuffo nella piscina ordinata, ed è già ora di tornare.

Il buio arriva presto a spegnere il sole e la vita, da questa parte del mondo.

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